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Medievalia” 2014

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La Torre Vecchia di Marafi [Pietro Di Lorenzo]
Lo studio del prof. L.R. Cielo del 2011 analizza e precisa storia ed evoluzione della località. L'abitato sorse nei pressi di uno snodo cruciale nelle comunicazioni, sul tracciato dell'antica via Latina (nel tratto compreso tra Alifae e Telesia), vicino ad una scafa sul Volturno, su un rialzo tufaceo ai margini del tracciato del Titerno (superato da un ponte romano di cui sopravvivono resti). Le prime attestazioni risalgono al 1003, ma forse nacque tra IX e X sec. (ipotesi fondata da ritrovamenti archeologici), come conversione di una curtis o di un casalis rurale in castrum anche se già nel sec. XIV era in declino. La torre probabilmente fu eretta in età normanna visto che compare già nel Catalogus Baronum, con titolo feudale ancora attivo nel 1469.  L'importanza del sito è attestata dalla presenza di una pertinenza della potente abbazia cistercense della Ferrara, esistente nel 1221 con chiesa intitolata al Santo Spirito, priorato in decadenza nel 1476 e successivamente scomparso visto che nel 1622-23 si cita la sola chiesa. La consistenza della popolazione può essere intuita dalla presenza dei luoghi di culto (al 1325): San Vito (ancora esistente nel 1600), San Giovanni e Sant'Andrea, l'unica esistente ancora oggi. Nel 1744 il feudo era disabitato. La chiesa di Sant'Andrea è, per struttura e parati decorativi, di chiara impronta medievale, probabilmente da riferirsi al XII secolo. La chiesa, orientata, è in muratura in tufo con blocchi regolari, ed ha una navata unica con campanile a vela nella zona presbiteriale ed abside semicircolare. Il portale, con stipiti in pietra che sembrano di recupero (come altri blocchi in facciata e lungo i fianchi) è sovrastato da una doppia ghiera in tufo, aggettante, scolpita a girali fitomorfi; un altro piccolo portale si apre sul fianco sinistro, su stipiti di recupero e con archivolto (lunetta con tracce di affresco) decorato a riquadri geometrici. Il paramento in tufo perfettamente squadrato della costruzione originaria è visibile  per un piccolo riquadro nell'abside. L'interno, coperto a capriate, reca decorazioni a tempera nel catino absidale (probabilmente risalenti al XVII secolo). Alle spalle della chiesa sono i resti di un vasto edificio, destinato alla lavorazione e al trattamento delle derrate agricole, di cui sopravvivono le strutture di tre archi in muratura trasversali alla pianta rettangolare. Di fronte alla chiesa, anch'esso piuttosto elevato rispetto al piano della strada, incassata nel terreno, è l'edificio che ingloba l'antica torre, probabilmente ubicata nello spigolo verso Nord. 
   
   
La chiesa di San Salvatore in Gaeta [Pietro Di Lorenzo]
iLa chiesa di San Salvatore sorse a margine del più antico insediamento urbano di Gaeta, nell'insula vescovile, a poca distanza dalle chiese affiancate di Santa Maria del Parco (VII sec., poi cattedrale) e di Sant'Erasmo (917), unite negli spazi interni a formare una grande chiesa a 7 navate dal XIII sec. S. Salvatore sorse probabilmente in stretta relazione temporale con il periodo di maggiore influenza culturale longobarda (VIII – IX sec.) quando furono fondate chiese di ugual titolo di pertinenza della corte nella Langobardia Maior (Pavia, Brescia) e Minor (Spoleto, Benevento e Capua) e grandi edifici monastici benedettini (a Telesia, Alifae). Nota dall'887, fu dipendenza di Monte Cassino (come risulta dalla Cronaca di Leone Ostiense (che scrive alla fine dell'XI riportando fatti precedenti). Si suppone che fosse esterna alla prima cinta muraria di Gaeta (esistente ai primi del IX sec.) risultando interna alla città solo dopo l'espasione voluta entro l'887 dall'ipata Docibile I. A questa fase appartengono la porta e la soprastante torre limitrofe, citate già nel 906 (testamento di Docibile I) e note, rispettivamente come “posterula” e “Torre Giorgia” nel 954 (testamento di Docibile II). Forse già nella prima metà del sec. XIV la chiesa passò sotto la giurisdizione vescovile. L'orientamento della chiesa risulta parallelo alla linea di costa e, quindi, ortogonale a quello della coppia di chiese del complesso cattedrale. Allo stato si leggono tre navate divise da colonne marmoree sovrastate da capitelli di spoglio (interessante quello realizzato a Costantinopoli nel VI sec.). La navata destra reca un volta a crociera in parte a sesto acuto: lungo la parete restano pochi affreschi (XI – XIV sec.). 
   
   
La chiesa dell'Annunziata in Alvignano [Pietro Di Lorenzo]
Per tradizione, la costituzione della chiesa e del complesso dell'Annunziata in Alvignano si fanno risalire al 1514. Il recente ritrovamento di un documento, inedito, induce a ritenere questa una tradizione non fondata su elementi certi. Infatti, a quella data (ed è da discutere anche il giorno ed il mese esatti) forse si devono far risalire non la fondazione del luogo pio e della chiesa ma solo la bolla di papa Leone X, finora non ritrovata. Nel 1514, probabilmente (su ricorso della Università, cioè del Comune dell'epoca) il papa confermò lo stato laicale del luogo e l'insussitenteza delle prerogative vescovili, come era già accaduto ed accadrà negli anni successivi per altri luoghi di Terra di Lavoro. Documenti trecenteschi potrebbero far supporre una erezione assai più antica ed una localizzazione ancora più prossima al castello. Tuttavia ad oggi sono sconosciute la consistenza volumentrica e la esatta ubicazione del complesso precedente al 1514 restano tutte da indagare. L'aspetto attuale della chiesa risale ai restauri del 1906 ma ricalca le strutture e le proporzioni date al luogo almeno dalle metà del 1700, come si rileva dalla facciata classicheggiante a doppio ordine di paraste binate (rilievo dei primi del '900) e dall'interno, anch'esso improntanto ad un classicismo di derivazione vanvitelliana. L'interno è a navata unica coperta con volta a botte, strutturata con tre altari per lato, aperti in arconi sorretti da paraste con capitelli ionici arricchiti da festoni. In controfacciata è la cantoria con l'organo (primi XX sec.). Il presbietrio è coperto da una finta cupola ed è articolato in un transetto e in una grande abside semicircolare. Tra le opere d'arte si segnalano il lavabo cinquecentesco in pietra in sagrestia (in stile maracatamente provinciale), il pulpito ligneo settecentesco, la tela dell'Annunciazione sull'altare maggiore (fine '700), gli altari marmorei (bellissimo quello maggiore, fine 1700).
   
   
Il borgo antico di Castelvenere [Pietro Di Lorenzo]
Ubicato tra insediamenti più antichi e consistenti, l'attuale borgo di Castelvenere si configurò probabilmente in età angioina: il toponimo è documentato già nelle Rationes Decimarum del 1308. Ma, forse, assunse l'aspetto di un presidio fortificato da mura solo dopo il terremoto del 1346. L'impianto del borgo, di piccole dimensioni, è a pianta trapezoidale, limitato dall'alto banco di tufo posto a N-E. La viabilità interna è basata su tre assi paralleli  con andamento concorde al lato lungo del perimetro murario verso S-O. Le mura (successivamente in gran parte inglobate in case) erano rafforzate da torri troncoconiche (con risalto toroidale in tufo) delle quali 2 sopravvivono nella struttura, della terza (crollata) si conosce l'esatta posizione. Elementi architettonici e decorativi tardomedievali sopravvivono in più punti (portale nella piazzetta antistante il castello).
   
   
L'Abbazia in San Salvatore Telesino [Pietro Di Lorenzo]
Non si conosce la data di fondazione dell'abbazia benedettina del Salvatore. La titolazione al Salvatore (tradizionale nella cultura longobarda) lascia indurre una fondazione anteriore al XI secolo. Essa sorse ai piedi del monte ove è la rocca (probabilmente già dal X secolo) in un sito più appartato ed elevato sia rispetto alla Telesia romana (in cui si era insediato il gastaldo  longobardo) sia rispetto al sito in cui sorgerà la Telesis Nova longobarda (prossima all'attuale Telese Terme). L'importanza dell'abbazia fu notevole anche in virtù del ruolo territoriale, a guardia della vallata telesina e a controllo della strada che da Roma portava a Benevento. Degli abati di cui si tramanda il nome, il più celebre è Alessandro (detto Telesino), vissuto nel sec. XII, noto per aver scritto il "De Rebus gestis Rogerii Sicilie", dedicato a Ruggero II d'Altavilla, re di Sicilia. Estesi furono i possedimenti dell'abbazia, come risulta dalla Cancelleria Angioina (tra essi S. Salvatore di Telese, Castelvenere, Alvignanello). Tra i suoi illustri ospiti, oltre a re Ruggero, si annoverò S. Anselmo d'Aosta, arcivescovo di Canterbury, nel 1098 (anche se, in quest'ultimo caso, potrebbe esserci un dubbio, esistendo anche su M. Maggiore una abbazia intitolata al Salvatore). Il monastero fu soppresso nel 1518 e trasformato in commenda a beneficio dei Monsorio, signori di S. Salvatore. Già nel corso del sec. XVI la chiesa fu abbandonata e il monastero trasformato in masseria. (Testo Pietro Di Lorenzo).
   
   
Il Museo "Michelangelo" in Caserta [Pietro Di Lorenzo]

Il Museo “Michelangelo” conserva ed espone oggetti legati al mondo naturale, della scienza e della tecnologia raggruppati in sezioni: mineralogia (rocce e minerali), topografia (strumenti topografici dalla metà del sec. XIX agli anni ’70 del XX), storia della topografia (riproduzioni funzionanti degli strumenti per la misura del terreno dall’Antichità al tardo Rinascimento), macchine di calcolo (fine XIX – fine XX sec.), modelli didattico – scientifici (1920 – 1970), storia del disegno (1950 – 1980 con una vasta sezione documentaria), sezione multimedia e calcolo (apparecchi e macchine da ufficio dal 1950 al 1980)sezione di scienze pure (strumenti e modelli dal 1864 al 1970), giardino delle macchine matematiche (riproduzioni di procedure, strumenti e tecniche in uso dall'Antichità al Rinascimento per l'orientamento, la misura del tempo, la misura indiretta delle distanze, il rilievo e la rappresentazione del territorio). Per la natura e l’origine di acquisizione degli oggetti, il Museo offre anche uno spaccato, particolare per gli aspetti trattati ma unico per presenza sul territorio casertano, della storia della città di Caserta nello stesso periodo. Il Museo è stato inaugurato nel maggio 2004, riconosciuto d’interesse regionale nel dicembre 2008 (L.R. 12/2005) e sviluppa una incessante attività di incremento delle collezioni, degli spazi espositivi e, soprattutto, di promozione e di divulgazione dei beni esposti, non solo tra i giovani e grazie ai giovani dell’Istituto “Buonarroti” che svolgono le funzioni di accoglienza e di guida.

   
   
concerto / spettacolo: "Miracoli della Vergine" [Gruppo Vocale e Strumentale "Ave Gratia Plena"] in costume medievale e con strumenti antichi
Si potranno ascoltare: alcuni brani del celebre "Livre Vermell" di Montserrat, straordinari esempi di musica devozionale del medioevo, probabilmente composti tra fine XIII secolo ed inizi del XIV, importanti perché legati al pellegrinaggio al famoso santuario mariano catalano; una piccola selezione dalle Cantiga de Sancta Maria, la vasta raccolta di liriche musicate in onore della Vergine, per cantarne i miracoli; chiderà il concerto qualche esempio dal Laudario di Cortona.
   
   
concerto: "Canti per la Vergine Maria" [Gruppo Vocale e Strumentale "Ave Gratia Plena"] in costume medievale e con strumenti antichi
Come animazione della liturgia eucaristica domenica, saranno proposti canti selezionati dai più importanti repertorio mariani dell'epoca medioevale: le Cantigas de Sancta Maria di Alfonso X El Sabio, il Laudario di Cortona, il Livre Vermell, accumunati, pur differenziati dal contesto geografico, sociale e culturale di origine, per l'accomunare Maria alla donna cantata nel mondo trobadorico.
   
   
concerto: "Percorsi nella musica sacra: il repertorio Longobardo" [Gruppo Vocale e Strumentale "Ave Gratia Plena"] in costume medievale e con strumenti antichi
Il programma prevede l'esecuzione di esempi di musica liturgica del Medioevo longobardo (tratti dai celebri codici beneventani) nei momenti appropriati della liturgia della messa. In particolare, saranno eseguite le parti mobili (introito, alleluja, offertorio, communio, sequenza) previste per la celebrazione della festa di San Vincenzo, il martire cui è dedicato il grande complesso monastico alle sorgenti del Volturno, probabilmente composti proprio in quel cenobio e, sicuramente, ivi eseguiti per secoli.
   
   
concerto: "Percorsi nella musica sacra: il repertorio normanno del Meridione" [Gruppo Vocale e Strumentale "Ave Gratia Plena"]
animazione della liturgia domenicale della Messa con canti medievali in costume
Il Meridione durante l'età normanna (metà XI - fine XII sec.) conobbe un repertorio liturgico musicale che fu sintesi originale di stili e tradizioni differenti: quella delle potenti abbazie benedettine della Normandia (Bec, Jumiege, Caen etc.), della radicata cultura longobarda (oggi superstite nei pochi codici beneventani) e della potente suggestione della musica della liturgia bizantina (ortodossa orientale).
 
   
   
concerto"Amore, gioco e danza nel Medioevo" [Gruppo Vocale e Strumentale "Ave Gratia Plena"] concerto spettacolo di musica e danza in costume antico
Allegra e scanzonata conclusione della giornata medievale con canti, brani strumentali e danze tratte dal repertorio goliardico del Medioevo (Carmina Burana e codici italiani del Trecento). Il pubblico sarà coinvolto nell'esecuzione di alcune danze.
   
   
concerto: "Forme e stili della musica medievale" [Cappella Vocale e Strumentale "I Musici di Corte"]
Breve concerto di accoglienza dei partecipanti, con l'esecuzione di brani esemplificativi dei differenti forme e dei diversi stili nella musica medievale, nel repertorio sacro (dal gregoriano al mottetto polifonico dell'Ars Subtilior) e in quello profano (dalla lirica provenzale alla ballata dell'Ars Nova italiana). 
   
   
concerto: "Una celebrazione nell'Ars Antiqua" [Gruppo Vocale e Strumentale "Ave Gratia Plena"] animazione della liturgia domenicale della Messa con canti medievali in costume
La contaminazione del canto liturgico cristiano antico (quello che con sintesi anacronistica chiamiamo "canto gregoriano") con le sperimentazioni, per certi versi ardite e rivoluzionarie, avvenne in ogni parte d'Europa, quasi in sincronia, dal XII sec. Fu la svolta che condusse avviò quella differenziazione che contraddistingue la musica Europea da quella del resto del mondo. Una stringata selezione di brani, utile all'animazione della liturgia, sarà presentata in costume antico e con l'uso degli strumenti, non scontato per il repertorio ma suggerito dalla iconografia musicale dell'epoca.
   
   
concerto: "Musiche per una liturgia medievale" [Cappella Vocale e Strumentale "I Musici di Corte"] animazione della liturgia domenicale della Messa con canti medievali in costume
Durante la liturgia eucaristica domenicale saranno eseguiti brani di canto liturgico medievale (kyrie, alleluja, sanctus, agnus dei) e brani devozionali tratti dal Laudario di Cortona.
   
   
concerto: "Parodie del sacro ed imitazioni del profano" [Cappella Vocale e Strumentale "I Musici di Corte" - Gruppo di danza antica "Dame e Gentilhuomini Ballarini"] concerto spettacolo di musica e danza in costume antico
Ancora oggi le disposizioni liturgiche del cattolicesimo dibattono sul ruolo della musica nel contesto delle funzioni sacre, preoccupate di tenere a bada le influenze della musica "profana". Sin da quando, ai primi del XII secolo, nacque con i trovatori una florida tradizione di musica non liturgica, la questione divenne cruciale. E, nonostante i divieti, formule e ritmi "profani" sfondarono in pochi anni gli argini dei conservatori, travolgendo il gregoriano. Per contro, parodie della musica liturgica e, soprattutto, dei sui riferimenti culturali e testuali, interessano il repertorio profano.
   
   
concerto / spettacolo: "Raccontare con la musicai" [Gruppo Vocale Strumentale e di Danza Antica "Ave Gratia Plena" in costume antico e con strumenti antichi
Molte delle forme della musica medievale si appoggiano in modo insostituibile sul testo letterario, sulla descrizione di emozioni ma, quasi sempre, attraverso il racconto di storie. Le storie dei trovatori,  ammantate da un'aura di cavalleria, quelle che evocano un mondo dorato di buon maniere, belle signore, ricche corti, favolosi castelli. Satira politica, passione amorosa, lirica poetica, racconto giocoso.....insomma, lo specchio della società medievale.
   
   
concerto: "Alimentazione e bevande nella musica del Medioevo" [Cappella Vocale e Strumentale "I Musici di Corte" - Gruppo di danza antica "Dame e Gentilhuomini Ballarini"] concerto spettacolo di musica e danza in costume antico
In un contesto sociale in cui la fame e la sete segnavano con crudele ineluttabilità, generazione dopo generazione, fasce vastissime della popolazione, il cibo e le bevande, in particolare il vino, entrarono con funzione diversa (sarcastica, satirica, evocativa, simbolica) nel repertorio musicale.
   
   
concerto / spettacolo: "Natura e artificio nella musica medievale" [Cappea Vocale e Strumentale "I Musici di Corte" - Gruppo di danza antica "Dame e Gentilhuomini Ballarini"] concerto spettacolo di musica e danza in costume antico
Il Medioevo ebbe pinea consapevolezza che la vita di ogni uomo, anche dei più ricchi e potenti, era esposta alla Natura, madre e matrigna, e ai suoi, a volte, imprevedibili effetti. Per questo, stagioni, meteorologia, flora e fauna e, in generale, ogni  manifestazione naturale entrarono prepotentemente nei contesti poetici musicali. Ma non sempre nel modo più spontaneo e "naturale" possibile, soprattutto dopo la nascita della polifonia.
   
   

conferenza: "Tecniche e testi del giullare" [Antonio Rea]
Il Medioevo sembra potersi connotare per il ruolo particolarmente potente della parola, scritta e narrata. Spesso il racconto ebbe il ruolo mondi "altri" rispetto al quotidiano vissuto da ciascuno nel contesto sociale che gli era proprio (laico o religioso, nobile o popolano, ricco o povero, donna o uomo), in forme e strutture assai varie. Il reading collettivo conclude la conferenza proponendo alcuni brevi esempi. Per partecipare alla lettura dei testi è indispensabile preannunciare la propria disponibilità così da ricevere il testo da leggere.

   
   
conferenza: "Castelvenere in età angioina" [Luigi Cielo]
Tradizione locale e documenti tardi indicano un primo abitato a Veneri Vecchio, dove sarebbe anche nato S. Barbato, poi vescovo della Benevento longobarda. I primi atti del 1206 e del 1210 indicano l’esistenza di un casale, servito da un tracciato viario, ma proprio dal secondo documento è possibile risalire alla fine del XII secolo, visto che il tenimentum offerto all’abbazia di S. Maria della Grotta dal conte di Caserta era stato già in precedenza donato da Raone, abitante del casale. Cosicché si configurerebbe anche per questo piccolo centro della valle un’ origine normanna, ma con l’ulteriore questione di una duplicazione dell’ abitato, duplicazione che pare avvenuta alla metà del XIV secolo o un poco prima, quando il centro è in possesso di Sancia di Ulpiano.
   
   
conferenza: "Presenza religiosa ed assistenza in Terra di Lavoro" [Pietro Di Lorenzo]
La salvezza dell'anima, il raggiungimento della beatitudine nella vita ultraterrena eterna è l'obiettivo del cristiano, sin dalle origini. E la Chiesa, corpo vivo di Cristo sulla Terra, ha da sempre lavorato per questo. Seguendo il dettato evangelico, la Chiesa militante si è preoccupata di curare i corpi in cui le anime da salvare vivevano. Nel Medioevo, con la nascita di frequentate direttrici di pellegrinaggio nacquero ospizi ed ospedali. 
   
   
conferenza: "Doni naturali della Valle Telesina" [Domenico Caiazza]
"Belligerum genus dedito al nefandun latrocinium": guerrieri, mercenari, predatori, al più pastori ed allevatori, questo il quadro che le fonti romane danno dei Sanniti. L'archeologia ed una più attenta rilettura delle fonti, depurate della deformante ottica romana contribuiscono ad un sostanziale riequilibrio del quadro. I melograni effigiati nelle tombe, come le nux abellane, la fama l'olio di Venafro e del Taburno, la viticultura dell' Agro falerno, Caleno e Trebulano, come dell Sabina Madre degli sciami sannitici non sono di impianto romano, ma giungono da lontano. Guerrieri e pastori i Sanniti furono, ma anche produttori di molteplici prodotti agricoli e raffinati, come dimostrano le anfore di vino di Mende e con bolli rodi trovati nel Sannio, e partecipi con Etruschi Greci e Romani della cultura del simposio.
   
   
conferenza / dimostrazione: "Assedi in Terra di Lavoro nel 1400" [Francesco Pezzullo]
L'intervento mirerà ad illustrare le tecniche e gli strumenti ossidionali in età medievale. Nel merito, si farà riferimento alla guerra di Alfonso I d'Aragona, volta alla conquista del Regno di Napoli, nella prima metà del 1400, sulla base di descrizioni tratte da fonti coeve. Particolare attenzione verrà data ad alcuni episodi di assedi svoltisi in Terra di Lavoro, quali quelli di Acerra, Aversa, Gaeta, Caivano. La presentazione si avvarrà dell'ausilio di diapositive, nonché di alcuni modellini in scala di macchine ossidionali.
   
   
conferenza: "Le Annunziate di Terra di Lavoro" 
Almeno dal 1989 provo a raccontare il disagio che, da cittadino casertano e da studioso di storia locale, provo nel non incontrare studi specialistici a riguardo, dopo averne parlato e scritto per anni. La nascita e presenza delle istituzioni caritatevoli laicali delle Annunziate trovano (già nel Trecento) in Terra di Lavoro una frequenza ed una diffusione sconosciute al resto del Regno di Napoli. Qualche ulteriore riflessione e una disamina sullo stato degli studi.
   
   
conferenza / dimostrazione: "Biblia Pauperum: Raccontare per immagini " [Maria Antonietta Aceto]
In una società, quella medievale, nella quale anche i ricchi raramente sapevano leggere e scrivere, le immagini ed i racconti e i simboli da essi comunicati e diffusi ebbero un ruolo cruciale. In particolare, si illustraranno alcuni aspetti narrativi di celebri cicli di affreschi medievali e si dimostrerà la tecnica di realizzazione dell'affresco.
 
conferenza / dimostrazione: "La bottega del pittore" [Gerardo Del Prete]
Materiali, tecniche, lavorazioni e strumenti che caratterizzavano la pittura nel Medioevo, al tempo di Celestino V: quali colori e come erano realizzati, quali supporti erano usati, etc.
   
   
conferenza / dimostrazione: "La bottega del cartaro" [Renato Grasso]
La trasmissione del sapere nell'Antichità conobbe come supporto quasi eslusivamente il papiro, prodotto dall'omonima pianta di facile reperibilità (per la grande disponibilità di manodopera schiavizzata). La pergamena, introdotta nell'uso nei già dal Tardo Antico (IV-V sec. d. C.) offrì caratteristiche di durata e resistenza straordinarie, ma a prezzi altissimi (per ottnere un foglio di pergamena significava avere la pelle di una pecora; quindi un codice completo richiedeva un intero gregge di pecore!). La carta fu la soluzione ideale: ricavata da materiali di scarto (principalmente stracci), grazie agli Arabi (che ne appresero la produzione dai Cinesi, cui era nota dal II sec. a. C.) si diffuse in Spagna e in Italia Meridionale dai primi del XII secolo. La dimostrazione punterà ad illustrarne il processo di fabbricazione. Laboratorio: "La carta – sapere e saper fare". Il papiro, la pergamena, la carta: i supporti per la scrittura nel tempo - Storia e cronistoria della carta - Lo sviluppo dei metodi e delle tecniche di produzione della carta nel medioevo: preparazione delle fibre; formazione del foglio a mano e pressatura; trattamenti superficiali; essiccamento - problemi di conservazione e restauro di testi antichi - Dimostrazione pratica: la preparazione artigianale della fibra e la antica formatura del foglio di carta.
    
conferenza / dimostrazione: "Sapori orientali nei ricettari del Medioevo" [Patrizia Vertucci]
Anche nella cucina, l'Oriente (arabo principalmente) recitò un ruolo cruciale, sia con l'apporto di colori, odori e gusto delle spezie sia con alcuni accostamenti di ingredienti, documentati dai ricettari del Medioevo europeo.
   
laboratorio / dimostrazione: "La cucina medievale: cibi e bevande di corte" [Patrizia Vertucci]
L'attività punta ad illustrare, in due fasi, le fonti più importanti per la cucina medievale, alcune peraltro legate proprio al territorio campano. Nella prima parte, si inquadreerà la preparazione e il contenuto delle ricette  principali descritti dai trattati dell'epoca (anche presentadone le caratteristiche nutritive, la fortuna nella società dell'epoca e la diffusione sociale). Nella seconda parte, i partecipanti assaggeranno una pietanza tipica, il "bianco mangiare", e due celebri bevande (l'ippocrasso e l'idromele).
   
   
conferenza / dimostrazione: "Bere nel Medioevo" [Laura Di Giugno]
Descrizione delle bevande, proprietà nutritive e salute cultura del bere nel medioevo, con degustazione di bevande ricostruite sulla scorta della documentazione storica dell'epoca.
conferenza / dimostrazione: "Acqua, vino e olio: liquidi naturali e artificiali" [Laura Di Giugno]
Acqua, olio, vino: i preziosi liquidi (uno naturale, gli altri due "invenzioni" dell'uomo) furono al centro di tutte le culture del Mediterraneo, sin dalla più remota antichità, da quando l'uomo da raccoglitore / cacciatore divenne coltivatore / allevatore (per completare il quadro antico mancherebbe il latte). Nel Cristianesimo divennero simboli sacri indispensabili alle azioni di "salute" dell'anima, alcuni cruciali e centrali addirittura della Passione di Cristo (acqua e vino), l'olio dei riti in cui la presenza della Spirito Santo deve in qualche modo divenire materiale. Ma mantennero un ruolo fondamente nell'alimentazione e nella "sanità" del corpo.
   
   
conferenza / dimostrazione: "Peccato e santificazione a tavola" [Patrizia Vertucci]
Il cibo recita un ruolo cruciale nella vita di ogni uomo. E per la religione cristiana, il banchetto eucaristico è centro e cuore della salvezza, della sacralità. La conferenza propone ricette e regole, stili di vita alimentare santi e peccaminosi, venerabili e deprecabili, angelici e demoniaci. Con assaggio e degustazione!
   
   
conferenza / dimostrazione: "Curarsi con le ebre" [Laura Di Giugno]
Nel Medioevo l'eredità pratica della medicina antica (basata in gran parte sull'uso dei semplici cioè delle erbe officinali) aprì la strada ai primi esempi di teorizzazione delle conoscenze anatomiche e mediche con la nascita delle prime grandi scuole di Salerno, Montpellier,  Padova. Contemporaneamente, i monasteri, pratica e teoria sulle proprietà medicamentose delle piante officinali, si tramandavano per secoli nella cura.
   
   
laboratorio: "Erbe e medicamenti naturali" [Vanda Covre]
La farmacopea e la medicina "ufficiali", sin dall'Antichità, furono appannaggio degli uomini, che la apprendevano in contesti accademici (Scuola Medica Salernitana, università di Bologna, Padova, Parigi etc.) e monastici, tramandandole per iscritto. Rarissime furono le donne medichesse, laiche o monache. Personaggi unici, in tal senso, furono Trotula (vissuta a Salerno nel XII secolo) e, soprattutto, Santa Hildegard (monaca benedettina tedesca). Eppure, per contro, nella cultura orale le terapie e le cure furono appannaggio pressoché esclusivo delle donne, per secoli e secoli. Il laboratorio, attingendo dalla pratica orale e dalla tradizione manoscritta, proporrà qualche ritrovato naturale per malanni di stagione e di vecchiaia!
   


conferenza: "Anoressia e abulimia nel Medioevo" [Angelina Imondi]
Come in tutte le civiltà basate sull'agricoltura e sugli squilibri di potere e di ricchezza, il Medioevo conobbe periodi di fame e abbondanza. E gli uomini, e soprattutto le donne, subirono il fascino, benigno e maligno, del cibo, fino a farne oggetto di patologica negazione per accedere alla santità dell'anima, a prezzo della perdità della salute fisica e mentale.
 


laboratorio: "Invenzioni del Medioevo"[Pietro Di Lorenzo]
Nell'immaginario collettivo a noi contemporaneo, il Mediovo fu un lungo periodo in cui le conoscenze scientifiche e tecnologiche dell'Antichità furono dimenticate. Secondo questo punto di vista, solo dopo oltre un millennio, a partire dal Quattrocento, ci fu un risveglio che traghettò l'Europa da una società sostanzialmente arcaica verso la modernità. Questa lettura è davvero molto parziale, stando all'incredibile importanza e numero di scoperte tecnologiche e scientifiche che si sussguirono, a partire dal IX secolo e con un ritmo di occorrenza crescente.  Ovviamente, rapidità e rilevanza delle ricadute sulla vita quotidiana furono radicalmente diverse (per lentezza e diffusione numerica) rispetto a quanto accaduto nella seconda metà del XX secolo!




conferenza / dimostrazione: "Misura degli astri / misura del cuore" [Pietro Di Lorenzo]
Ancora oggi è frequente trovare qualcuno che confonda astronomia e astrologia: la scienza dell'osservazione dei corpi celesti e l'insieme di pratiche divinatorie che presumono di trarre auspici dai fenomeni celesti al fine di guidare corpo, mente e cuore. Nel Medioevo le due discipline erano identificate. La dimostrazione illustra alcuni semplici metodi per osservare il cielo notturno, ne racconta le storie e gioca ad utilizzare questi elementi per creare la suggestione delle conoscenze irrazionali.

   
conferenza / dimostrazione: "Descrivere il territorio: disegno, cartografia e misure" [Pietro Di Lorenzo]
Noi moderni, dall'alto dei potenti dispositivi della tecnologia attuale, guardiamo con aria di sufficienza alla cultura scientifica del medioevo, in particolare a quella cartografica e topografica. Eppure, nel Medioevo si tramandarono conoscenze, profonde ma sotto gli occhi di tutti ancor oggi seppur sconosciute ai più, e tecniche di misura, efficaci e versatili. Ancor più straordinario fu il processo che, nel volgere di pochi decenni, tra metà del 1200 e primi del 1400, condusse, per la prima volta nella storia della conoscenza umana, a padroneggiare tecniche di rappresentazione basate su principi geometrici rigorosi.

 

laboratorio / dimostrazione: "Regole e disciplina nella danza medievale" [Pietro Di Lorenzo]
Il laboratorio introduce alla danza medievale mediante la presentazione, in sintesi, degli aspetti teorici ricavati dai trattati dell'epoca, nei quali si evidenzia il ruolo delle regole e la necessità di disciplinare e addestrare corpo e mente per ottenere la grazia e la levità del ballerino perfetto. I partecipanti saranno guidati nella realizzazione di una semplice danza che sarà eseguita nel concerto conclusivo..   


conferenza / laboratorio: "Sacro e profano nella danza medievale" [Pietro Di Lorenzo]
Da studioso curioso della prassi liturgica del cattolicesimo nella storia, mai potrei credere (se non l'avessi visto accedere di persona!) che alcun celebrante, negli anni 1970 del XX secolo, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, abbia consentito il ballo in chiesa all'interno di una messa. Dopo la Controriforma per secoli la cultura e la funzione "liberatoria" della danza sono state allontanate dal contesto rituale, in primis, da quello proprio della liturgia eucaristica. Per questo, sembrano sorprendenti le testimonianze certe di coreografie di danza realizzate nelle chiese del Medioevo.

laboratorio / dimostrazione: "Esercizio della mente e cura del corpo: La danza del Quattrocento" [Pietro Di Lorenzo]
L'attività consentirà ai partecipanti di apprendere una danza tratta dal "De Arte Saltandi" di Domenico di Piacenza, inquadrandone la ricostruzione filologica nel contesto della danza cortese del Basso Medioevo.
Un piccolo assaggio di come la cura (anche intellettuale) del corpo attraverso la danza di corte fosse un'attività nobile e fondamentale nel Medioevo





 

laboratorio: "Giochi da tavolo nel Medioevo" [Raffaele Bove]
La società medievale era amante del gioco e del divertimento; il laboratorio e la dimostrazione pratica propongono alcuni dei giochi da tavolo testimoniati in Terra di Lavoro nel Medioevo, sia in documenti scritti e sia in supporti materiali, illustrandone le regole note dai trattati e invitando i partecipanti a riscoprirne la prassi.