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Medievalia” 2015

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La Cattedrale di Casertavecchia [Laura Basile, Sara AusielloRoberta Suriano]
La fondazione di una chiesa, nel sito dell'attuale cattedrale di Casertavecchia, è per tradizione fatta risalire all'età longobarda, a ragione del titolo ancor oggi intestato all'Arcangelo Michele, patrono nazionale dei guerrieri d'Oltralpe. I materiali di spoglio utilizzati forse già in quella primitiva costruzione si dicono provenienti dal tempio di Giove Tifatino, il che, però, sembra piuttosto improbabile visto che la distanza dell'edificio (i cui resti sono stati individuati sulla vetta del monte Tifata). Anche le vicende della nascita della sede vescovile di Caserta (detta in origine calatina, da Calatia) sono avvolte nell'incertezza. L'attuale edificio, in uno stile romanico lombardo fortemente contaminato con esperienze tipiche dell'architettura normanna siciliana e influenzato da stilemi orientali (arabi e bizantini), fu fondato dal vescovo Rainulfo (1113-29), ma i lavori proseguirono sotto l'episcopato del suo successore Nicola I (1129-37) per concludersi col vescovo Giovanni, nel 1153. Ad una successiva fase dei lavori risalgono il presbiterio e il bellissimo tiburio. I paramenti murari del fianco laterale destro, così come il tiburio, mostrano ampi resti della decorazione, tipica del periodo normanno anche in Campania, in conci di tufo regolari, a faccia vista, disposti anche a formare figure geometriche ed intrecci. Il campanile attuale fu voluto dal vescovo Andrea e completato entro il 1234. Sulla facciata, con timpano triangolare a finta galleria e decorazioni ad archetti, si aprono tre portali e due monofore, con archivolti riccamente scolpiti terminanti in protomi mostruose. L'interno, a croce latina a tre navate, è scandito da arcate su colonne con capitelli di spoglio e si conclude nel imponente zona presbiteriale, databile alla fine del XII secolo, scandita da imponenti volte a crociera su costoloni archiacuti, ed illuminata da curiose monofore con arco a ferro di cavallo. Tra le numerose opere d'arte conservate si segnalano: la cappella del Rosario, decorata dal vescovo Schinosi (1694-1734), a pianta centrale, al cui interno è un tabernacolo marmoreo rinascimentale (commissionato dal vescovo de Lambert, 1533 - 1541); il bel battistero gotico (la cui vasca è datata al VI secolo); il pulpito oggi visibile nelle forme volute dal vescovo Gentile (1604-16) che riassemblò frammenti di uno (o più?) amboni commissionati dal vescovo Stabile (1208-16); l'affresco della Madonna delle Grazie (sec. XIV); la tomba del vescovo Giacomo Martino (1360) nelle forme tipiche della scultura napoletana di scuola di Tino da Camaino; con straordinari recuperi classicheggianti e resti di affreschi coevi; il pavimento musivo ed il paliotto (anch'essi coevi all'ambone); il cero pasquale (inizi 1300); la lastra tombale del vescovo Azzo (1310) ai piedi del quale è una raffigurazione della "Civitas Casertana"; il sepolcro a baldacchino del conte Francesco Della Ratta (1359). (P. Di Lorenzo)
   
   
Il castello di Gioia Sannitica [Pietro Di Lorenzo]
 Il castello di Gioia Sannitica sorge sulla sommità di un picco calcareo posto a m 561 s.l.m., discosto dalle pendici del Matese, al di sotto di M. Monaco. Il sito domina per sua natura tutta la valle settentrionale del Volturno ed i percorsi che portano alla pianura campana. Per questo motivo, probabilmente, ebbe un insediamento sannitico. La prima citazione nota è nel Catalogus Baronum (1150-1168). Abitato fino alla peste del sec. XVI, l'intero insediamento fu in breve tempo abbandonato definitivamente a favore dei casali oggi esistenti. Più propriamente, il castello di Gioia è un vero e proprio borgo, cinto da una cortina di mura verticali, tipicamente medievale e solo parzialmente aggiornata nelle difese inserendo tra le feritoie qualche bocca da fuoco (forse dopo il grande terremoto del 1456). L'intera cinta era percorsa da un camminamento a giorno, impostato su travate in legno, delle quali si leggono i fori di ammorsamento alla muratura. Le mura recingono il colle sui lati Est, Nord ed (in parte) Ovest, sfruttando, per il lato a Sud, il profondo orrido naturale. La cortina, dal perimetro a forma quasi triangolare, è interrotta da tre torri (di grande interesse quella lanceolata, forse la più antica, all'estremità N-E, le restanti a pianta circolare) e da spigoli acuti. La porta di accesso al borgo, oggi ricostruita ad arco, immette in una strada che lascia alla sua destra un pianoro (di superficie pari a circa metà della superficie dello spazio recinto), occupato dai resti delle case (disposte secondo un reticolo grossomodo rettangolare orientato NO-SE). La strada piega sulla sinistra, seguendo le mura esterne per raggiungere, dopo un ripido declivio, il castello vero e proprio. Si tratta di un complesso edificio a pianta trapezoidale, in cui si identificano almeno tre fasi. Quella più antica (probabilmente normanna) è relativa alla base prismatica, a pianta quadrata, su cui si eleva il mastio circolare (cui si accedeva mediante una porta-finestra al primo piano grazie ad un passerella poggiante sul corpo accessorio immediatamente postole di fronte). Ad una fase successiva (forse gotica), risale la configurazione del recinto della corte alta, a trapezio, cui si accedeva da una porta (munita e difesa da una torre quadrata) che conserva tracce di una volta a crociera ogivale. L'ala ad Est (il cui basamento è a scarpata) fu sicuramente rialzata, restaurata o costruita ex-novo, in età successiva (forse dopo il sisma del 1456), su tre livelli, separati da orizzontamenti piani in travi di legno, il terzo dei quali aveva luce da una serie di strette monofore allineate, direttamente aperte verso l'esterno. Questo prospetto affaccia su un piccolo pianoro sul quale spicca l'elevato della torre a pianta a mandorla della cinta muraria esterna.
   
   
Il castello Caetani di Fondi [Pietro Di Lorenzo]
La costituzione del ducato di Gaeta (autonomo dal IX secolo) non restituì forza demografica e architettonica all'abitato di Fondi, in declino dal V secolo, nonostante la sede diocesana; un nuovo lento ciclo di sviluppo iniziò solo quando il ducato passò ai De Aquila (fine XI sec) e Fondi fu sede di contea. Probabilmente già entro la metà del XII sec. Fondi ebbe un mastio quadrangolare posto a cavallo delle mura romane (largamente visibili alla base del perimetro anche della parte trecentesca e del palazzo del principe), a guardia della porta maggiore del borgo (stringente è il parallelo al castrum lapidum di Capua) e contiguo alla sede vescovile (S. Pietro). La base del mastio (in blocchi squadrati di spoglio) è ancor oggi riconoscibile e sopravvisse alla distruzione comandata da Federico II (ante 1232, quando Fondi non risulta un centro fortificato). L'attuale edificio è di chiara tipologia angioina e risale ai primi del sec. XIV poco dopo l'iniziò (1299) del dominio dei Caetani: mostra tre torri circolari agli angoli di un blocco rettangolare (impostato sulle mura urbiche e contiguo al mastio normanno/svevo) con pareti verticali a murataura a sacco e paramento calcareo non squadrato ma posto a cantieri orizzontali. Ma già dalla metà del 1300 le funzioni residenziali passarono al contiguo Palazzo del principe (resti di affreschi lo testimoniano) posto in comunicazione aerea col mastio (già ricostruito) e che fu destinatario degli interventi principali nel XV sec. Come testimoniato nel polittico di Scacco, il complesso palazzo-castello alla fine del 1400 era protetto da un barbacane verso l'esterno e mostrava l'elevazione, sul mastio quadrato, del torrione circolare (attribuiti all'inizio del dominio di Onorato II). nel 1378 il castello ospitò il conclave che aprì il grande scisma del papato.
   
   
Tricarico, Palazzo Ducale [Pietro Di Lorenzo]
Già A. Restucci (1985) e C. Biscaglia - S. Lauria (1993) ipotizzano nel sito del palazzo Ducale un edificio rispettivamente "probabilmente del XII sec." e "ante XV sec.", individuando (da Braun-Hogenberg, 1572-1618) una torre di guardia posta a dominio dell'attuale piazza, poi scomparsa. Anche nel silenzio dei documenti e in assenza di rilievi archeologici è ragionevole l'ipotesi che qui fosse proprio il castello normanno in forza del contesto naturale (lo sperone roccioso su cui sorge), della vicinanaza alla parte più antica dell'abitato ai cui margini si erge con funzione di controllo (Civita, Rabatana e Saracena) e della prossimità alla cattedrale attuale (probabilmente orientata diversamente in origine). D'altra parte, la grande torre circolare (usualmente e impropriamente detta "normanna") è più probabilmente un edificio svevo o quasi certamente angioino (non sono documentati donjon cilindrici nel Meridione almeno fino ai primi del XIII secolo: si vedano le torri di Capua e Caserta). Nell'attuale palazzo ducale le parti più antiche (databili tra ultimi decenni del XV sec. e metà del XVI) sono il grande arco di accesso alla via che sale alla corte e l'arco di accesso alla corte, il pozzale e le sale del piano terraneo, di impronta chiaramente rinascimentale, con volte su peducci (alcuni con stemmi per la gran parte dei Sanseverino, altri a decori geometrici e vegetali), cornici camini, di finestre (nel fronte verso la strada) e di porte (sull'architrave è scolpito 1552). Dalla scala (di impianto coevo ma rimaneggiata) si accede al primo piano mediante una loggia. Nelle sale (restano dipinti parietali affreschi con blasoni dei feudatari, soffitti in legno e camini, dal 2001 è ospitata l'esposizione archeologica permanente "Una via di transito dallo Ionio al Tirreno". 
   
   
Palazzo Pacca, sede Archivio di Stato di Benevento [Pietro Di Lorenzo]
A Benevento, intorno alla metà del XVIII secolo, nel fervore della ricostruzione della città che aveva sofferto ingenti danni causati dal sisma del 1688 ed ancora da quello del 1702, ritornò un nobile prelato, il marchese Francesco Pacca. Eletto Arcivescovo metropolita da Papa Benedetto XIV il 20 marzo 1752, si dedicò, a partire dall’anno successivo, alla fabbrica di un palazzo, accollandosene completamente gli oneri, al fine di dotare la città di una pubblica biblioteca. La fabbrica, allineata ad una traversa ortogonale alla “via Magistrale”, con una testata addossata al Seminario Arcivescovile, occupava una zona centrale dell'insediamento urbano, che aveva visto succedersi costruzioni per quasi duemila anni, dall'evo Antico al Medioevo e al Rinascimento. L'edificio di Pacca si articolava in tre piani; al secondo si apriva il prestigioso “salone”, dalla volta completamente ricoperta da una tela a tempera, a cui si accedeva attraverso un sontuoso portale lapideo.
Sostenuto dal dotto canonico Giovanni De Vita, l’arcivescovo si arricchì ed aggiornò costantemente il patrimonio librario, dotandolo di oltre diciottomila volumi. Il lungimirante mecenatismo di mons. Pacca continiò anche dopo la sua morte grazie al lascito di duemila ducati al fratello Bartolomeo affinché completasse la costruzione e continuasse ad incrementare ed aggiornare il patrimonio. Nell’immediato ultimo Dopoguerra, per motivi di sicurezza, l’intero materiale librario fu trasferito al palazzo arcivescovile, mentre il  portale fu rimosso e rituilizzato nel cortile dell’arcivescovado. Oggi palazzo Pacca è parte della sede dell’Archivio di Stato che lo ha reso disponibile per attività culturali
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Gli insediamenti medievali di Dugenta e Limatola [Pietro Di Lorenzo]

Il territorio di Terranzano (località in cui è la fattoria) è situato alla confluenza dell'Isclero (o Biferchia) col Volturno, a poca distanza dalla scafa di Squille, in un crocevia di acque e di percorsi certamente frequentato da secoli perché al centro (quasi equidistante) da due importanti centri preromani e romani: Caiatia e Saticula. Per la sua vocazione agricola la pianura fluviale fu certamente umanizzata sin dall'Evo Antico, come attestano i numerosi ritrovamenti archeologici in Limatola. Il  sito si colloca, altresì, al confine (quasi sicuramente storico) tra i comuni di Limatola e di Dugenta (prima del 1956 frazione di Melizzano); confine che separa anche le diocesi di Sant'Agata de' Goti (forse già esistente prima ma rifondata nel 970, Bolla di Landolfo, arcivescovo di Benevento) e di Caserta (staccata da Capua nel 1113 o poco prima), come rilevabile dalla bolla di Senne (arcivescovo di Capua, 1113). Al 977 risale la donazione in Ducenta di una corte e delle sue terre al monastero femminile di San Giovanni in Capua. Nei pressi (ma appartenente a Limatola) era la chiesa di San Giovanni prope pontem.

   
   
Il Planetario di Caserta [Pietro Di Lorenzo]

Il Planetario di Caserta dal dicembre 2008 offre spettacoli (non lezioni!) di astronomia e storia della scienza. L'obiettivo è coinvolgere, appassionare, emozionare e divertire i visitatori mediante l'azione concorrente di narrazione dal vivo (ed appropriata alle aspettative del pubblico presente), musica, immagini (anche storiche). Grazie ai potenti effetti di emulazione 3D, a seconda dello spettacolo in programma, per poco più di un'ora si vive l'esperienza suggestiva di essere completamente immersi nelle immagini, decollare dalla Terra, viaggiare nello spazio, orbitare intorno ad un corpo celeste, osservarne i particolari, ricostruire i più celebri esperimenti e fenomeni scientifici del passato ("Galilei e la nascita dell'astronomia moderna"), anche remoto ("Esplorare lo spazio mediante la Geometria"). Programma e calendario degli spettacoli sul sito: www.planetariodicaserta.it

   
   
messa / concerto: "Cantare la fede" [Corpo Polifonico e Strumentale "ITS Buonarroti"] in costume medievale e con strumenti antichi
Come animazione musicale della liturgia della messa vespertina, si potranno ascoltare alcuni brani tratti dalle più celebri raccolte devozionali dell'Europa mediterranea  (Laudario di Cortona, Libre Vermell") e del Nord (Piae Cantonies, con esempi anche di polifonia). Completano il repertorio alcuni brani di canto cristiano antico dell'Ordinarium missae (Kyrie, Santctus, Agnus Dei), alcuni scelti nel repertorio locale (canto beneventano e  normanni del XII secolo).
   
   
concerto / spettacolo: "Scherzi e giochi d'amore, di lingua e danze del Medioevo" [Cappella Vocale e Strumentale "I Musici di Corte" - Dame e Gentilhuomini Ballarini] in costume medievale e con strumenti copie di quelli antichi
I repertorio profano medievale è ricco di brani scherzosi e satirici (talvolta contraffacta di melodie destinate alla devozione sacra o addirittura liturgica) e di pezzi in cui danza e gioco d'amore (passionale o carnale). Un carrellata in questo incredibile repertorio offre uno spaccato davverso singolare della cultura del tempo.
   
   
concerto / spettacolo: "Tra corte e taverna" [Cappella Vocale e Strumentale "I Musici di Corte" - Dame e Gentilhuomini Ballarini] in costume medievale e con strumenti copie di quelli antichi
Allegra e scanzonata conclusione della giornata medievale con canti, brani strumentali e danze tratte dal repertorio goliardico del Medioevo (Carmina Burana e codici italiani del Trecento), diffuso anche nelle corti dell'epoca e non solo nelle taverne del popolo! Il pubblico sarà coinvolto nell'esecuzione di alcune danze.
   
   
concerto / spettacolo: "Tra sacro e profano" [Gruppo Vocale Strumentale e danza Antica "Ave Gratia Plena" in costume antico e con strumenti copie di quelli dell'epoca
Ancora oggi le disposizioni liturgiche del cattolicesimo dibattono sul ruolo della musica nel contesto delle funzioni sacre, preoccupate di tenere a bada le influenze della musica "profana". Sin da quando, ai primi del XII secolo, nacque con i trovatori una florida tradizione di musica non liturgica, la questione divenne cruciale. E, nonostante i divieti, formule e ritmi "profani" sfondarono in pochi anni gli argini dei conservatori, travolgendo il gregoriano. Per contro, parodie della musica liturgica e, soprattutto, dei sui riferimenti culturali e testuali, interessano il repertorio profano. 
   
   
concerto: "Sapori e bevande nella musica del Medioevo"[Gruppo Vocale Strumentale e Danza Antica "Ave Gratia Plena"] in costume antico e con strumenti copie di quelli dell'epoca
In un contesto sociale in cui la fame e la sete segnavano con crudele ineluttabilità, generazione dopo generazione, fasce vastissime della popolazione, il cibo e le bevande, in particolare il vino, entrarono con funzione diversa (sarcastica, satirica, evocativa, simbolica) nel repertorio musicale.
   
   
conferenza / concerto: "Raccontare coi suoni: temi, forme e stili nella musica del Medioevo" [Pietro Di Lorenzo]
La musica del medioevo si contraddistingue per il peculiare approccio narrativo, legato certamente ai testi poetici e, d'altra parte, alla struttura formale dei brani. La conversazione (alternata dall'ascolto di brani eseguiti dal vivo) proporrà esempi significativi per i diversi stili.
   
   
spettacolo: "L'astronomia al tempo di Dante " [Planetario di Caserta]
Lo spettacolo multimediale in cupola propone un affascinante viaggio nella cultura scientifica e, in particolare, astronomica del tempo di Dante, accompagnati dalla musiche dell'epoca, per riscontrare conoscenze ancor oggi validate da prove scientifiche e saperi frutto di superstizioni e credenze.
   
   
La mconferenza / dimostrazione: "Le Musiche dei frammenti liturgici beneventani del tardo Medioevo" [Pietro Di Lorenzo]
L'evento segna la chiusura del progetto sviluppato dall'Associazione Culturale "Ave Gratia Plena" (per cura di Ida Febbraio e Pietro Di Lorenzo) in convenzione con l'Archivio di Stato di Benevento per lo studio dei frammenti litugici conservati nell'Archivio di Stato. Dopo la pubblicazione della schedatura completa dei 42 frammenti restaurati (2014, vedi http://www.vicusmedievalis.altervista.org/Medievalia02/02.pdf) la conferenza / dimostrazione presenterà i risultati dell'analisi musicologica e delle decorazioni. I brani più interessanti saranno eseguiti dal vivo e commentati.
   
   

conferenza: "Tecniche e testi del giullare" [Antonio Rea]
Il Medioevo sembra potersi connotare per il ruolo particolarmente potente della parola, scritta e narrata. Spesso il racconto ebbe il ruolo mondi "altri" rispetto al quotidiano vissuto da ciascuno nel contesto sociale che gli era proprio (laico o religioso, nobile o popolano, ricco o povero, donna o uomo), in forme e strutture assai varie. Il reading collettivo conclude la conferenza proponendo alcuni brevi esempi. Per partecipare alla lettura dei testi è indispensabile preannunciare la propria disponibilità così da ricevere il testo da leggere.

   
   
conferenza: "Il clero della Diocesi di Tricarico dalle origini al 1300" [sac. Nicola Soldo]
Il vescovo di Tricarico Antonio Zavarroni (1741-1759) per dimostrare la fondatezza storica dei privilegi che i Normanni elargirono alla Diocesi di Tricarico, ritrovò e pubblico (1749) molti documenti storici, oggi ritenuti spuri da illustri studiosi quali Brühl e Holtzmann. In essi, però ci sono elementi che trovano riscontro in altre fonti, e dunque attendibili, sul clero di Tricarico le loro proprietà, l'esazione delle decime dei canonici, i legati per le opere pie. 
   
   
conferenza: "Costume e società nel liber iruium  di Tricarico" [Carmela Biscaglia]
Il Liber iurium della città di Tricarico è un preziosissimo raro codice in lingua volgare, che racchiude l'insieme di statuti municipali che erano il fondamento dei diritti di una “università” (le antenate degli attuali comuni) del Regno di Napoli. Il manoscritto fu redatto nel 1585 dal notaio Ferrante Corsuto, che si avvalse di documentazione risalente al medioevo (periodo angioino e aragonese). E' una fonte di grande interesse per conoscere la vita della società tricaricese tra ‘400 e ‘500, la dinamica dei rapporti tra il ceto nobiliare e il ceto cittadino (entrambi gravitanti attorno alla Corte dei Sanseverino), i mestieri, le lavorazioni, gli usi etc.
   
   
conferenza: "Insediamenti tardo-antichi e alto-medievali in Basilicata" [Maria Antonietta Carbone]
La relazione ricostruirà la geografia degli insediamenti tardo antichi ed alto-medievali della Basilicata, attraverso le testimonianze materiali ritrovate  in siti monumentali e tombe, dati utili a ricostruire, tra monasteri, chiese ed aree urbane, il rapporto tra fede, culto e quotidianità. 
   
   
conferenza: "Riflessi di Dante in Terra di Lavoro " [Domenico Caiazza]
In costruzione.
   
   
conferenza: "Produzioni d'arte alla corte dei Caetani " [Pietro Di Lorenzo]
Forse la signoria dei Caetani nel vasto stato (sostanzialmente in funzione di "cuscinetto" politico e militare) tra lo Stato della Chiesa e il Regno si connota come un'esperienza di committenza artistica / celebrativa quasi dinastica (simile a quelle centro-italiane e padane ma unica del genere nel Regno di Napoli). La relazione mostrerà alcuni dei prodotti artistici sopravvissuti a testimonianza della ricchezza e della cultura dell'epoca.
 
   
     
conferenza / dimostrazione: "Biblia Pauperum: Raccontare per immagini " [Maria Antonietta Aceto]
In una società, quella medievale, nella quale anche i ricchi raramente sapevano leggere e scrivere, le immagini ed i racconti e i simboli da essi comunicati e diffusi ebbero un ruolo cruciale. In particolare, si illustraranno alcuni aspetti narrativi di celebri cicli di affreschi medievali e si dimostrerà la tecnica di realizzazione dell'affresco.
 
   
   
conferenza / dimostrazione: "La bottega del cartaro" [Renato Grasso]
La trasmissione del sapere nell'Antichità conobbe come supporto quasi eslusivamente il papiro, prodotto dall'omonima pianta di facile reperibilità (per la grande disponibilità di manodopera schiavizzata). La pergamena, introdotta nell'uso nei già dal Tardo Antico (IV-V sec. d. C.) offrì caratteristiche di durata e resistenza straordinarie, ma a prezzi altissimi (per ottnere un foglio di pergamena significava avere la pelle di una pecora; quindi un codice completo richiedeva un intero gregge di pecore!). La carta fu la soluzione ideale: ricavata da materiali di scarto (principalmente stracci), grazie agli Arabi (che ne appresero la produzione dai Cinesi, cui era nota dal II sec. a. C.) si diffuse in Spagna e in Italia Meridionale dai primi del XII secolo. La dimostrazione punterà ad illustrarne il processo di fabbricazione. Laboratorio: "La carta – sapere e saper fare". Il papiro, la pergamena, la carta: i supporti per la scrittura nel tempo - Storia e cronistoria della carta - Lo sviluppo dei metodi e delle tecniche di produzione della carta nel medioevo: preparazione delle fibre; formazione del foglio a mano e pressatura; trattamenti superficiali; essiccamento - problemi di conservazione e restauro di testi antichi - Dimostrazione pratica: la preparazione artigianale della fibra e la antica formatura del foglio di carta.
    
   
conferenza / dimostrazione: "Sapori del re e del popolo nel Medioevo" [Laura Di Giugno, Patrizia Vertucci]
L'attività punta ad illustrare, in due fasi, le fonti più importanti per la cucina medievale, alcune peraltro legate proprio al territorio campano. Nella prima parte, si inquadreranno la preparazione ed il contenuto delle ricette  principali descritti dai trattati dell'epoca (anche presentadone le caratteristiche nutritive, la fortuna nella società dell'epoca e la diffusione sociale). Si presenterà anche la descrizione di bevande, le proprietà nutritive e salutari del bere nel Medioevo, sempre confrontando la tra tradizione dei ricchi e potenti sovrani e le necessità dei poveri. Nella seconda parte, i partecipanti assaggeranno una pietanza tipica, il "bianco mangiare" e una celebre bevanda (mulsum).
   
   
laboratorio: "Invenzioni del Medioevo"[Pietro Di Lorenzo]
Nell'immaginario collettivo a noi contemporaneo, il Mediovo fu un lungo periodo in cui le conoscenze scientifiche e tecnologiche dell'Antichità furono dimenticate. Secondo questo punto di vista, solo dopo oltre un millennio, a partire dal Quattrocento, ci fu un risveglio che traghettò l'Europa da una società sostanzialmente arcaica verso la modernità. Questa lettura è davvero molto parziale, stando all'incredibile importanza e numero di scoperte tecnologiche e scientifiche che si sussguirono, a partire dal IX secolo e con un ritmo di occorrenza crescente.  Ovviamente, rapidità e rilevanza delle ricadute sulla vita quotidiana furono radicalmente diverse (per lentezza e diffusione numerica) rispetto a quanto accaduto nella seconda metà del XX secolo!
   
   

conferenza / dimostrazione: "Misura degli astri / misura del cuore" [Pietro Di Lorenzo]
Ancora oggi è frequente trovare qualcuno che confonda astronomia e astrologia: la scienza dell'osservazione dei corpi celesti e l'insieme di pratiche divinatorie che presumono di trarre auspici dai fenomeni celesti al fine di guidare corpo, mente e cuore. Nel Medioevo le due discipline erano identificate. La dimostrazione illustra alcuni semplici metodi per osservare il cielo notturno, ne racconta le storie e gioca ad utilizzare questi elementi per creare la suggestione delle conoscenze irrazionali.

   
   
conferenza / dimostrazione: "Descrivere il territorio" [Luigi Del Prete, Nicola Franzoso]
Noi moderni, dall'alto dei potenti dispositivi della tecnologia attuale, guardiamo con aria di sufficienza alla cultura scientifica del medioevo, in particolare a quella cartografica e topografica. Eppure, nel Medioevo si tramandarono conoscenze, profonde ma sotto gli occhi di tutti ancor oggi seppur sconosciute ai più, e tecniche di misura, efficaci e versatili. Ancor più straordinario fu il processo che, nel volgere di pochi decenni, tra metà del 1200 e primi del 1400, condusse, per la prima volta nella storia della conoscenza umana, a padroneggiare tecniche di rappresentazione basate su principi geometrici rigorosi.
   
   

 

 

laboratorio / dimostrazione: "Divertimenti di corte tra musica e danza" [Pietro Di Lorenzo]
Il laboratorio introduce alla danza medievale cortigiana mediante la presentazione, in sintesi, degli aspetti teorici e pratici così come sono ricavati dai trattati dell'epoca. In essi si evidenzia il ruolo delle regole e la necessità di disciplinare e addestrare il perfetto cortigiano anche al movimento armonioso del corpo (e della mente) attraverso la musica e la danza.   
   
   
conferenza / laboratorio: "La danza tra sacro e profano nella danza medievale" [Pietro Di Lorenzo]
Da studioso curioso della prassi liturgica del cattolicesimo nella storia, mai potrei credere (se non l'avessi visto accedere di persona!) che alcun celebrante, negli anni 1970 del XX secolo, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, abbia consentito il ballo in chiesa all'interno di una messa. Dopo la Controriforma per secoli la cultura e la funzione "liberatoria" della danza sono state allontanate dal contesto rituale, in primis, da quello proprio della liturgia eucaristica. Per questo, sembrano sorprendenti le testimonianze certe di coreografie di danza realizzate nelle chiese del Medioevo.
   
   

 

laboratorio / dimostrazione: "Muovere il corpo, divertire la mente" [Pietro Di Lorenzo]
L'attività consentirà ai partecipanti di apprendere una danza tratta dal "De Arte Saltandi" di Domenico di Piacenza, inquadrandone la ricostruzione filologica nel contesto della danza cortese del Basso Medioevo.
Un piccolo assaggio di come la danza, divertimento e passatempo di ogni cultura umana, in ogni epoca, nel Medioevo conobbe connotazioni anche intellettuali significative per la salute del corpo.
   
   


 

conferenza / laboratorio: "Giochi da tavolo " [Raffaele Bove]
La società medievale era amante del gioco e del divertimento; il laboratorio e la dimostrazione pratica propongono alcuni dei giochi da tavolo testimoniati in Terra di Lavoro nel Medioevo, sia in documenti scritti e sia in supporti materiali, illustrandone le regole note dai trattati e invitando i partecipanti a riscoprirne la prassi.
   
   


 

conferenza / laboratorio: "Divertimenti da taverna e di corte" [Raffaele Bove]
La relazione teorica e la dimostrazione pratica propongono alcuni dei giochi da tavolo (quelli meno intellettuali, quali i dadi) testimoniati in Terra di Lavoro nel Medioevo, sia in documenti scritti e sia in supporti materiali, illustrandone le regole note dai trattati e invitando i partecipanti a sperimentarne l'emozione.
   
   


 

laboratorio: "Giochi di taverna" [Raffaele Bove]
La dimostrazione pratica propone alcuni dei giochi da tavolo (quelli meno intellettuali, quali i dadi) testimoniati nel Medioevo, illustrandone le regole ed invitando i partecipanti a riscoprirne la prassi.